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Magnetoterapia ad alta e a bassa frequenza

16/03/2019

Uno dei vantaggi della magnetoterapia è che può essere pratica nella propria abitazione, senza l’ausilio di un professionista o di apparecchiature mediche molto costose. In commercio esistono diversi apparecchi medici in grado di generare campi elettromagnetici di intensità regolabile a seconda del tipo di patologia da trattare.
 
La differenza principale sta nella frequenza delle pulsazioni generate nel campo magnetico, che può essere impostato ad alta o a bassa frequenza. Nel caso il paziente volesse intraprendere cicli di cura in maniera autonoma, avrà bisogno di acquistare un materassino biomagnetico o un altro apparecchio generatore di onde elettromagnetiche. La scelta dell’apparecchio da utilizzare è molto importante è va ponderata accuratamente.
 

Differenze e campi di utilizzo della magnetoterapia ad alta e bassa frequenza

Alcuni apparecchi per magnetoterapia a bassa frequenza, come il Globus Magnum XL o l’I-Tech Mag 2000, sono in grado di emettere campi elettromagnetici pulsanti ad una frequenza che può variare tra 5 e 200 Hz. Sono particolarmente indicati come ausilio alla rigenerazione del tessuto osseo, e in genere questo tipo di terapia viene prescritta quando sorge la necessità di accelerare la formazione del callo osseo o in tutte quelle patologie a carico dei tessuti duri, come ad esempio l’osteoporosi. Grazie all’intervento sul potenziale della membrana a riposo della cellula, le onde a bassa frequenza riequilibrano la salute cellulare e offrono un valido trattamento anche per le infiammazioni dei tessuti molli.
 
La magnetoterapia ad alta frequenza invece emette delle vere e proprie onde radio, con una frequenza che varia tra i 18MHz e i 900MHz (milioni di Hz), le cui applicazioni sono indicate per tutte quelle patologie che riguardano tessuti molli come tendini e cartilagini. Uno dei migliori apparecchi in commercio in grado di generare un campo magnetico ad alta frequenza è il New Age Dolpass.
 

Scelta dell’apparecchio

La scelta dell’apparecchio magnetoterapico da utilizzare è molto importante e va ponderata con molta attenzione. Se la magnetoterapia servirà a curare una patologia importante e rivolta al tessuto osseo, è consigliabile l’acquisto di un modello CEMP a bassa frequenza (Campi ElettroMagnetici Pulsati). Se invece ci occorre un trattamento antinfiammatorio rivolto ai tessuti molli come a tendini, o più in generale per il mantenimento del nostro stato di salute è meglio indirizzarsi su un apparecchio ad alta frequenza.
 
Per rendere più facile la gestione autonoma del trattamento, in commercio si trovano degli apparecchi, come il Globus Magnum XL, l’I-Tech Mag 2000 o New Age Dolpass dotati di programmi preimpostati per ognuna delle patologie che si possono trattare. A seconda del trattamento richiesto basta scegliere il programma specifico e l’apparecchio regola da sé la frequenza e la durata delle onde magnetiche per la cura. In ogni caso è possibile anche impostare manualmente la frequenza di lavoro, in caso di necessità specifiche.
 

Potenza dell’apparecchio

Altro aspetto importante per la scelta dell’apparecchio è la potenza emessa, che si misura in Gauss. Qual è il valore ottimale da tenere in considerazione? Di per sé non è detto che una macchina in grado di generare più Gauss (e quindi più potenza) sia qualitativamente migliore, ma in genere, maggiore è la potenza che la macchina riesce a gestire e più ampia sarà la gamma di patologie da poter trattare senza che questa si sforzi troppo o si usuri nel tempo. Una macchina più potente, quasi sicuramente, riuscirà a curare patologie su zone del corpo di dimensioni maggiori o che si trovano più in profondità nei tessuti.
 
I macchinari per magnetoterapia professionali che si trovano nelle cliniche possono raggiungere anche potenze di 130 o 150 Gauss per canale. Una terapia post operatoria all’alluce valgo, per esempio, può essere curata a 30 Gauss di potenza, e avrà mediamente lo stesso risultato anche se ne venisse impiegata 50 Gauss. Invece per il trattamento della frattura di un femore, quindi tessuto osseo più esteso e situato più in profondità, per una cura efficace ci potrebbe essere la necessità di una potenza intorno ai 70-80 Gauss. In linea di massima una macchina in grado di generare una potenza maggiore è costruita meglio ed è più resistente: dura più a lungo e riuscirà a gestire meglio anche i programmi che per funzionare al meglio necessitano di potenze più altre.

L’importanza del corretto applicatore

L’applicatore è la parte del macchinario, una fascia o addirittura un materassino biomagnetico, che vengono applicati alle parti del corpo da trattare e che convogliano il campo elettromagnetico sul paziente. All’interno dell’applicatore c’è il solenoide, che non è altro che un magnete di forma circolare grazie al quale il campo magnetico si forma e viene irrorato. Gli applicatori vengono forniti insieme alla base del macchinario, anche se non è raro di trovarne di compatibili e acquistabili separatamente in commercio a seconda delle necessità del paziente.
 
Gli applicatori più diffusi sono quelli a fascia, che contengono in genere due o tre solenoidi, e sono molto comodi da indossare. Si applicano in zone del corpo ristrette o in prossimità delle articolazioni. Se invece è necessario affrontare delle patologie diffuse come l’osteoporosi e l’artrosi, oppure se la terapia è indirizzata su zone piane come schiena o bacino, si può prendere in considerazione l’acquisto di materassini magnetoterapici. Questi applicatori, collegati alla base del macchinario, sono particolarmente indicati per le lunghe sedute notturne, perché possono essere infilati anche sotto il materasso del letto o i cuscini del divano.
 
In linea di massima, comunque, l’applicatore migliore è sempre quello che consente una terapia quanto più localizzata possibile. Le onde elettromagnetiche tendono a disperdersi con la distanza, quindi maggiore sarà la prossimità di contatto tra il solenoide e il tessuto da curare e migliore sarà il trattamento ricevuto.
 

Riassumendo…

  • La magnetoterapia si distingue tra alta e bassa frequenza.
  • La bassa frequenza si usa per i trattamenti a carico dei tessuti duri, come le ossa o le articolazioni, e più in generare come terapia antinfiammatoria.
  • L’alta frequenza (onde radio) si utilizza principalmente per le patologie dei tessuti molli, come tendini o cartilagini.
  • La corretta scelta della potenzia dell’apparecchio e dell’applicatore collegato è molto importante e va ponderata con attenzione.
  • In linea di massima, meglio le onde magnetiche sono localizzate sul tessuto da trattare e più funziona la terapia.


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